20 Aprile 2024

Visita alla Centrale di Pian della Rocca. 1° marzo 2024.

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Un tempo per andare a Lucca, o venendo nell’alta Valle del Serchio, si passava anche all’interno dei diversi paesi che la strada attraversava, così anche da dentro Pian della Rocca. Il viaggio, se era molto più lento e difficoltoso di oggi, certamente aveva in sé tutta una sua poesia che si è persa con l’odierno andare su una strada più comoda, veloce se non ci fossero i limiti, ma spesso anonima. Ogni volta che si percorrevano quei paesi lo sguardo, seppur attenti alla guida, si posasse sulle case, sulle persone cui velocemente andavamo incontrando per poi vederle scorrere e sparire. Così era anche nell’attraversare quel paese chiamato Pian della Rocca.

Oggi gli passiamo vicino e solo possiamo salutarlo con un veloce sguardo dalla strada detta di fondovalle e soprattutto non abbiamo più la particolare visione di quella Centrale Idroelettrica che aveva il potere di rendere singolare il panorama di quel paese, che tal e utile struttura rende ancora unico in valle. Si passava ed ecco arrivare di là da cancelli un intreccio di ferri e cavi elettrici rivolti al cielo, posti dentro un perimetro ben delineato e protetto cui si accedeva come ancora oggi da cancelli che lasciavano intravedere delle belle costruzioni in pietra con due marmoree sculture poste ai fianchi dell’ingresso principale come fossero due guardiani, con tetto un uomo sdraiato di simile fattura che bellamente par stia osservando ognun che entra.

Questi cancelli si sono riaperti anche nel primo pomeriggio di venerdì 1° marzo 2024 a un folto gruppo di iscritti a Unitre Barga, che hanno sentito il vivo desiderio di visitare, con fini istruttivi, quell’importante Centrale Idroelettrica di Pian Della Rocca.

Ad attendere i visitatori, oltre alle tre statue, c’era un giovane ingegnere, Niccolai Matteo, assieme a due tecnici impegnati nella centrale, i signori Salsini Pier Luigi e Marchi Maurizio. Il gruppo Unitre Barga, che vedeva alla testa la presidente Sonia Ercolini, subitamente all’ingresso rimasto attratto dalle tre statue che si mostrano all’edificio principale, quasi in coro all’ingegnere ha chiesto cosa raffigurano. Lui ha spiegato che la statua a sinistra entrando, raffigurante una donna, sia l’effige della Sapienza, dalla parte opposta, l’uomo con una mazza posata a terra rappresenta il Lavoro, mentre quella in alto sdraiata, ancora un uomo, è l’esemplificazione del fiume Serchio. In altre parole vogliono dire che dall’acqua del Serchio, con la sapienza umana e il lavoro, si genera l’utilissima corrente elettrica che ha reso molto più facile la vita dell’uomo sulla Terra, qui anche con un ottimo impatto ambientale. Le belle sculture, realizzate in tardo stile Liberty, sono di Angiolo Vannetti (1881 – 1962).

Veramente è stata molta la gentilezza e l’attenzione rivolta al Gruppo, colta con vivo piacere da tutti i partecipanti Unitre Barga, continuata nelle pazienti spiegazioni dell’Ingegnere di come si componga in tutta la valle lo sfruttamento delle acque del Serchio, ma anche della Lima e perché no dell’Ania, mostrate benissimo su di una chiara e grande tavola sinottica. Qui sono ben evidenziate tutte le strutture in Valle che servono per alimentare le centrali, dalle dighe ai condotti che ne forzano le acque per l’ottimizzazione della caduta.  Tavola ripetuta anche in una pittura di Ezio Giovannozzi (1882-1964), che si mostra sulla parete in fronte all’ingresso.

La Centrale fu aperta l’anno 1942 su progetto dell’ingegnere Alfonso Gervaso, anche se una lapide ricorda che “Il conte ingegnere Ignazio Prinetti Castelletti … ideò e compì quest’impianto di Pian della Rocca – 1949”.

Dopo le spiegazioni fornite, si fa per dire, in superficie, il Gruppo è stato condotto sottoterra a circa 17 metri, dove si ha l’azione delle due turbine che mosse dall’acqua generano la corrente elettrica. Anche qui sono seguite le spiegazioni circa ciò che genera il moto e di tutto quanto a esso attiene.

Al termine, la presidente Sonia Ercolini, quale ringraziamento per la bella accoglienza, ha voluto donare alle tre persone che hanno reso efficace la giornata, il libro edito da Unitre: “Barga – la storia del Teatro Differenti”.

(di Pier Giuliano Cecchi)

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