“Francesco, il Medioevo e il Cantico delle Creature” conferenza tenuta dal Prof. Vincenzo Bellino. Lunedì 23 Febbraio 2026.
In occasione dell’Ottavo Centenario del Cantico delle creature UNITRE Barga, lunedì 23 febbraio alle 17 in Sala Colombo, propone la conferenza dal titolo “Francesco, il Medioevo e il Cantico delle Creature”, tenuta dal Prof. Vincenzo Bellino.
Il 2025 è infatti un anno speciale perché, secondo la tradizione, il Cantico delle Creature fu composto proprio nel 1225 (ottocento anni fa) da Francesco d’Assisi.
Verrà presa in esame la vita di Francesco d’Assisi, una delle personalità più interessanti ed influenti del Medioevo italiano che seppe attraversare da rivoluzionario protagonista.
L’analisi del Cantico delle creature e delle opere di san Francesco permetterà di accedere ad un messaggio che si rivela ancora oggi di grande attualità per il messaggio di pace e di speranza, delle quali l’umanità ha sempre più bisogno.
Il Prof. Vincenzo Bellino è docente di Lettere dal 2014 all’ISI di Barga (Attualmente insegna al Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Umane).
Laureato in Storia antica all’Università di Pisa, ha poi conseguito il Dottorato di ricerca in Storia antica con menzione di Doctor Europaeus all’Università di Bologna.
Ha al suo attivo varie pubblicazioni su riviste italiane e straniere e la monografia Alia ratio. Cesare e la guerriglia.
Partecipa da tempo agli incontri per UNITRE Barga trattando temi interessanti e approfonditi che suscitano sempre vivo apprezzamento.
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Appunti dal webmaster Il testo del Cantico è giù a fondo pagina]
– Per aiutare a vedere Francesco come uomo del suo tempo (togliendogli la iconografia da “santino”), nel 1225, quando compone il Cantico, Francesco è un uomo segnato dalla malattia e quasi cieco, molto lontano dall’immagine del giovane cavaliere che era stato.
– La sua epoca fu il XIII secolo, e per la sua identità si può raccontare che alla nascita fu battezzato Giovanni, ma il padre, Pietro di Bernardone, scelse di chiamarlo Francesco (ovvero “il francese”) in onore dei suoi fortunati affari in Francia, All’epoca non esistevano i cognomi come li intendiamo oggi, quindi era identificato tramite il padre o la città di origine.
– Non era povero alla nascita, poiché era figlio di un ricchissimo mercante di stoffe. Immaginarlo oggi sarebbe come pensare al figlio di un grande imprenditore che decide di lasciate tutto ciò per cui era sato cresciuto.
– Era un giovane che oggi diremmo carismatico, era un “leader” tra i giovani “bene” di Assisi. Amante delle feste e della canzoni provenzali, quindi è possibile immaginare che avesse una efficace capacità di comunicare e di cantare. Questa capacità gli servirà anche nel “cambio di vita”.
Nacque ad Assisi tra il 1181 e il 1182. Morì la notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, presso la Porziuncola (una chiesetta in pianura, fuori dalle mura di Assisi). Morì a circa 44-45 anni, un’età che all’epoca era già considerata anziana, specialmente per un uomo che aveva vissuto per molti anni in povertà estrema e con gravi malattie. Venne proclamato santo solo due anni dopo (1228).
Si racconta che “il cambiamento” non fu improvviso, ma un processo che durò circa tre anni (dai 23 ai 26 anni). A 20 anni (1202): Partecipa alla guerra tra Assisi e Perugia. Viene catturato e passa un anno in prigione. Questa è la prima crepa nella sua vita da “giovane di successo”. Torna malato e profondamente cambiato. A 24 anni (1205), prova a ripartire per la guerra (vuole diventare cavaliere nelle Puglie), ma a Spoleto si ferma. Sente che la gloria militare non è la sua strada. A 25 anni (1206) avviene il celebre scontro pubblico con il padre davanti al Vescovo di Assisi. Francesco restituisce persino i vestiti, restando nudo: è l’atto formale di rottura con la sua classe sociale.
C’è da chiedersi cosa lo spinse al cambiamento, oltre l’estro e la fede, perché un giovane ricco e ambizioso decide di diventare un “minore” (un ultimo)? Francesco stesso detta per il suo testamento che la vera svolta fu l’incontro con i lebbrosi. All’epoca il lebbroso era l’escluso assoluto, un “morto vivente”. Abbracciarli significò per lui rompere ogni barriera sociale e psicologica. Nella società di Assisi c’erano i Maiores (i nobili e i ricchi mercanti) e i Minores (il popolo minuto, i poveri). Francesco sceglie il nome Frati Minori per schierarsi politicamente e socialmente dalla parte di chi non ha potere. Si può comprendere che Francesco vedesse che la ricchezza del padre creava divisione e guerra. La sua è una ribellione contro un sistema che mette il profitto sopra l’uomo. Quanto è attuale questa considerazione!
Francesco d’Assisi scrisse (dettò) il Cantico un anno prima di morire (1225), era già cieco e scriveva della bellezza del mondo, non perché la vedeva, ma perché la “sentiva”! E cantò una lode a “Frate sole” proprio mentre già non poteva sopportare la luce del sole per la sua malattia agli occhi.
Riferimenti bibliografici.
Chiara Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d’Assisi. – È forse il libro migliore per chi inizia: scritto in modo semplice ma da una grandissima storica. Restituisce l’umanità di Francesco in modo incredibile.
Jacques Le Goff, San Francesco d’Assisi. – Le Goff è stato il “re” degli storici del Medioevo. Spiega perfettamente come Francesco abbia cambiato la società del suo tempo.
Grado Giovanni Merlo, Nel nome di Francesco. – Un testo più approfondito per capire come è nato l’ordine dei frati e le difficoltà che Francesco ha avuto con il potere del tempo.
Franco Cardini, Francesco d’Assisi. . Ottimo per capire il legame tra Francesco e il mondo dei cavalieri e delle crociate.
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Francesco fu l’uomo (anche) dei grandi viaggi. Come fosse un missionario “sognatore”. Cercò per ben tre volte di andare “oltre il mare”, nei territori musulmani, non più per combattere, come facevano allora i Crociati, ma per dialogare. Nel 1212 per andare in Dalmazia lo fermò un naufragio, fu costretto a tornare indietro. Nel 1214 voleva raggiungere il Marocco dalla Spagna, ma una grave malattia lo costrinse a fermarsi (1214). Il viaggio “storico fu quello (1219-1220) lo portò in Egitto. Durante la Quinta Crociata arrivò a Damietta (Egitto). Attraversò le linee dei combattenti e rischiando la vita riuscì ad incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. Si parlarono e conversarono con rispetto. Viene considerato come il primo grande gesto di dialogo interreligioso nella storia dei rapporti tra mondo cristiano e mondo musulmano.
Francesco scrisse il suo testamento pochi giorni prima di morire (1226), qui parla in prima persona e ricorda i momenti chiave della sua vita. Dal link qua sopra si va al testo integrale; è un testo commovente perché è di un uomo che alla fine del viaggio guarda indietro e spiega perché ha fatto certe scelte.
Francesco era “social”, scrisse diverse lettere per comunicare al mondo: con le lettere ai fedeli spiegava il suo modo di intendere la vita cristiana; a frate Leone scrisse un biglietto, meglio un bigliettino (in latino) per consolarlo per le difficoltà in cui si trovava, e ancora per indicargli come fare per esser se stesso con il bene.
Francesco ha scritto lodi e preghiere, come fossero il suo Canto: e tra queste rientra il Cantico delle Creature, dove dice come vedeva il mondo: non come un luogo di peccato, ma come una famiglia … frate Sole, sorella Luna, madre Terra ….
Il Cantico è una sfida al dolore. È anche uno dei primi documenti in lingua italiana, il volgare che parlavano le persone al mercato, non il latino dei dotti e del circolo dei preti e dei professori, che pure lui conosceva: la Lettera a frate Leone, così anche la benedizione scritta sullo stesso foglietto di pergamena, è scritta il latino! Aveva studiato presso la scuola canonica di Giorgio d’Assisi.
Come poeta pubblico scriveva in volgare, come padre spirituale usava il latino.
Usare il volgare nel 1225 per un’opera religiosa era un gesto rivoluzionario: significava dare dignità alla lingua della gente comune. Voleva che il Cantico fosse cantato da tutti, anche da chi non era andato a scuola.
Frate leone era il confessore di Francesco. Ma anche amico e confidente. Lo aiutava come un moderno care-giver negli anni di sofferenza di Francesco soprattutto a causa del tracoma oculare contratto in Egitto. Era le sue mani e i suoi occhi, vedeva e scriveva per lui. Dopo la morte di Francesco, fu proprio Leone (insieme ad altri “minori”) a lottare affinché non si perdesse l’originale ideale di povertà del fondatore. Molte delle notizie su Francesco le dobbiamo ai racconti che Leone e gli altri compagni misero per iscritto (nella cosiddetta Leggenda dei tre compagni o nello Specchio di perfezione).
Cantico delle creature: testo
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò scappare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cum grande humilitate.
Parafrasi
Altissimo, onnipotente, buon Signore,
tue sono le lodi, la gloria e l’onore e ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno
e nessun uomo è degno di ricordarti.
Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature,
specialmente messèr fratello sole,
il quale diffonde la luce del sole, e tu ci illumini per mezzo suo,
e lui è bello, raggiante con gran splendore;
di te, Altissimo, reca il significato.
Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle;
le hai formate in cielo chiare e preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento,
e per ogni movimento del vento, per il nuvolo, il sereno e ogni tempo
per il quale alle tue creature dà i sostegno.
Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua,
che è molto utile, umile, preziosa e casta.
Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco,
per il quale illumini la notte,
ed egli è bello, giocoso, robusto e forte.
Lodato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra,
la quale ci sostenta e governa,
e produce diversi frutti, con fiori colorati e erba.
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore,
e sostengono malattie e guai.
Beati quelli che sopporterranno in pace,
che da te, Altissimo, saranno ricompensati.
Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale,
dalla quale nessun uomo che viva può scappare.
Guai a quelli che morranno in peccato mortale;
beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà;
che la seconda morte non gli farà male.
Lodate e bedicete il mio Signore e ringraziate,
e servitelo con grande umiltà. Amen